Certe cose…

La vita è fatta di  passi e di simboli.

Entrambi possono essere piccoli o grandi, evidenti o nascosti, significativi per l’umanità o importanti solo per sé stessi, ma è indubbio che siano il vero motivo per cui si agisce, si cambia, ci si riunisce.

Eravamo una cinquantina di persone. Esperti e sprovveduti, vecchi lupi di montagna e giovani coppie di nuovo vestite. Avevamo bastoncini in alluminio, ciaspole e ghette, maglioni, cuffie, paia di guanti di ogni ordine e grado, eppure eravamo tutti insieme, accomunati dalla voglia di camminare nella neve, di mettersi alla prova non verso un avversario, e nemmeno verso i propri limiti, ma nei confronti della montagna stessa, della terra, della bellezza.

Copyright Sebastiano del Gobbo Photography

Sebastiano del Gobbo Photography

Una vallata morbida, icone di alberi e cespugli resi neri dal contrasto con la neve. Sagome, quasi idee, di vegetazione e rocce ovunque si volgesse lo sguardo. E la terra digradava sempre più lentamente verso le colline, illuminate dalla benevolenza dorata e sporadica del sole che faceva capolino dalle nuvole color cenere. E sopra di noi la montagna con gli occhi, l’acume del mio amico fotografo aveva colto due piccoli boschi gemelli appena sotto la cresta piatta. E sì, pareva un gigante steso sul fianco a guardarci scendere a valle.

www.sebastianodelgobbo.name

Sebastiano del Gobbo Photography

E via siamo partiti. Risate, chiacchiere, incontri inaspettati, abbracci infagottati. Pur non conoscendosi eravamo diventati un gruppo, un branco, pronti a un esodo, a un viaggio pieno di cristalli e scorci e che ci avrebbe portato alla terra promessa. E allora via.

La neve, soffice, fresca e candida, scricchiolava sotto gli scarponi, si insinuava nei calzini procurandomi la sensazione di un pungente risveglio ma non era un problema. In quell’atmosfera festosa, quasi una colorata sagra di paese, con bambine felici di rotolarsi tra la neve come cani gioiosi e cani felici di correre come bambine ridenti. Mi sono accorto che i cuccioli sono cuccioli, e gli uomini sono animali. In fila, uno sui passi dell’altro, una semplice gerarchia naturale: chi è più esperto guida, gli altri lo seguono, e non servono elezioni, non servono prove di forza, e tutti si guardano alle spalle per vedere chi è rimasto indietro, tutti chiedono: come va? Come stai? E le mani guantate si tendono quando serve, e i sorrisi si allargano ammirando un orizzonte di meraviglie ghiacciate.

E poi scendiamo. Ancora e ancora, in mezzo a boschi così scarni da divenire emblemi, rovi e bassi arbusti decorati da ghirlande paffute di neve bianca. E spunta il sole. Le nubi si diradano, il cielo è con noi, il bianco sotto, l’azzurro sopra e le braccia scure della montagna intorno a noi. Camminiamo, frusciano le suole e si sprofonda fino al polpaccio ed è bello esserci, è bello poterlo fare. Sbuchiamo in un piccolo borgo. Poche case, pietra, travi di legno che sorreggono i tetti delle stalle e i cartelli “vendesi”, “affittasi” mi mettono tristezza ma anche un innegabile desiderio di possedere quei luoghi. A strapiombo su un taglio di terra, si vede il mare, si vede il cielo, si vede la montagna con gli occhi che ci segue. E mi chiedo cosa sarebbe la mia vita qui? Cosa sarebbe morire nell’abbraccio del silenzio primordiale? Cosa sarebbe scrivere e immaginare, nutrire la mia voglia di irrealtà immergendomi nella sorgente stessa di tutte le storie? E ho fantasticato, lo ammetto, un passo dietro l’altro, lasciando un segno dietro l’altro. Un segno davanti a me, per poter proseguire, per sapere dove mettere i piedi, e un segno dietro di me, per chi verrà, per l’amico alle mie spalle. Ho immaginato popoli in fuga, spinti dalla speranza, attraversare pericolosi passi tra vette nere e urlanti. Ho visto soldati arrancare con le ginocchia indolenzite, i piedi morti nel gelo. Ho sentito il richiamo della vita, nascosta, intirizzita, risvegliare lo sciamano dormiente in me, l’energia, l’eterna lotta, seguendo le impronte appaiate delle lepri, quelle tonde dei cervidi, e le zampettate caotiche dei cani.

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Sebastiano del Gobbo Photography

La montagna non è ostile è equa. Ciò che ti dà, poi lo rivuole. E dobbiamo salire, dobbiamo lasciare il sentiero tracciato per avanzare, per giungere alla nostra terra promessa. La montagna ci ha regalato scorci e meraviglie, ora la montagna vuole il nostro sudore, la nostra dedizione. La terra promessa è lassù, lo sappiamo, anche se non possiamo vederla, perché davanti a noi c’è la via, la salita, il bosco. E andiamo ancora. I cani corrono, pieni di ghiaccio, incuranti di tutto. Le ragazzine si appoggiano con le schiene ai tronchi ghiacciati e sorridono. Come va? Tutto bene, tutto bene! E ho capito che ci saranno sempre persone come noi, innamorate della terra e della roccia, e sono rimasto commosso dalla speranza. Ma ora la salita si è fatta difficile, dobbiamo fidarci l’uno dell’altro, dobbiamo guardare in basso, vedere dove si mettono i piedi e spingere, non pensare, spingere e ascoltare. I rami ci toccano, i cespugli ci imbrigliano. Sotto la coltre bianca c’è tutto un altro mondo. Un mondo di tronchi spezzati, di muschio, di pini irti e bassi. Lo intravediamo nelle impronte, nei fori lasciati dai bastoncini, nelle protuberanze morbide.

Fatica, caldo, dolore alle giunture. Il camminare in un piccolo solco mi ha fatto male, mi ha spronato a non darmi obiettivi, a non sperare, a non mettere paletti alle mie forze. Solo andare. E tutto è divenuto simbolo. Noi, uomini abbandonati, guidati dal desiderio, avanziamo nella vita, tra le sue difficoltà che sono anche il sapore della nostra esistenza. Avanziamo perché abbiamo una meta, avanziamo perché siamo uomini, siamo esseri curiosi e custodi, e ci riconosciamo in questo e ci riuniamo per questo.

Copyright Sebastiano del Gobbo Photography

Sebastiano del Gobbo Photography

Alla fine, quando ormai il fiato era rotto, le braccia stanche, le ginocchia piegate, ecco la nostra terra promessa: un tetto innevato grondante ghiaccioli perfetti, una casetta di legno, un rifugio semplice e per questo immensamente bello. E poi il calore, lo scoppiettio del fuoco, le risate, il tramestio degli scarponi abbandonati all’ingresso, lo sciogliersi della neve, l’entropia. E ancora i piaceri della vita, – perché no? -, cibo, vino, funghi e caffè. Nuovi amici, vecchi amici, e un bel brindisi.

“Lo abbiamo fatto perché vogliamo che queste zone tornino a vivere dopo il terremoto. Lo abbiamo fatto perché siamo lupi e i lupi non si fanno spaventare da un po’ di neve. Lo abbiamo fatto perché c’è gente che nonostante tutto crede nel territorio e vuole continuare a viverlo.”

Passi e simboli. Piccoli passi emblema di amore per tutto ciò che siamo.

Ho brindato e ululato con i Lupi della Sibilla. Loro non mi conoscono, ma io conosco adesso i loro cuori.

Grazie amici.

Le foto presenti in questa pagina sono proprietà artistica e intellettuale dell’ottimo Sebastiano del Gobbo, a mio avviso, fotografo di gran talento. Trovate le sue opere a questo indirizzo: www.sebastianodelgobbo.name

I Lupi della Sibilla sono un gruppo di escursionisti e scalatori delle mie parti, tenaci, accoglienti e capaci. Li trovate qui: https://it-it.facebook.com/LupiSibilla/

L’amico “Appunti di Vita”

Oggi cari amici vi voglio parlare di un blog a me molto caro dal nome Appunti di Vita. Circa un anno fa è stato dato alla luce con l’intento di promuovere la cultura in tutte le sue sfaccettature e si è concretizzato fin da subito in varie rubriche dedicate agli argomenti più disparati proprio per abbracciare la vastità dell’espressioni dell’intelletto umano.


cropped-logoappuntidivitapiccoloL’arte e l’artigianato, ma anche la tecnologia e gli eventi sono tutte manifestazioni dell’innato impulso di comunicare che caratterizza la vita di ciascuno di noi. www.appuntidivita.eu simboleggia un immenso diario di viaggio in cui si affiancano frammenti tanto diversi quanto preziosi, e si fondono in un’unica grande storia condivisa: una sola strada che tanti piedi, cuori e ispirazioni percorrono nella stessa direzione. È in questo luogo eclettico e multiforme che artisti e creativi in generale, professionisti e amatori,
possono entrare in contatto tra loro e farsi conoscere condividendo le loro opere in maniera gratuita. Professionisti nei settori letterario, musicale e delle arti figurative contribuiscono a rendere il blog Appunti di Vita un luogo in cui imparare sempre qualcosa di nuovo.

L’obiettivo principale è e rimane la divulgazione, senza alcuna pretesa economica. Fino ad oggi questo ammirevole progetto vive su internet, ma ciò non toglie che un giorno arrivi oltre la virtualità.

Voglio ringraziare lo staff di Appunti di Vita che mi ha permesso di utilizzare una parte del loro spazio per i miei racconti e vi rimando subito ad una doverosa occhiata al blog!

 

 

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