Infallibili e codardi nell’epoca dei social network.

Bungiornissimo a tuttiiiiiii1!!!111!! e caffeèèèèeèe.

Il crowdfunding del mio libro è terminato e, senza tanti giri di parole, è andato male.

Male significa che non si è raggiunto il quorum, nonostante gli sforzi del sottoscritto e di chi, appassionati lettori e amici, si sono prodigati per la diffusione e la promozione.

Non si è raggiunto il quorum significa che BookABook non lo pubblicherà.

Perché scrivere un articolo che parla di insuccesso? Perché non starsene zitti e buoni, fingendo magari che sia andato tutto bene, dandosi anche delle arie, velatamente incolpando l’ignoranza di voi inferiori, la cattiva sorte, gli alieni e le salamandre? Ci sono tante onorevoli scappatoie in verità: in Italia si legge poco, i giovani si drogano tutti, gli anziani non capiscono il fantastico, non si trova più un parcheggio, Word fa schifo, gli editori sono tutti corrotti e si fa carriera solo a furia di pompini. Dopo la giusta sequela di improperi alzare il tiro buttandola sull’antropologia per sembrare colti:  è colpa dei cellulari, della televisione, della scuola, delle scie chimiche, di Satana(c), dell’entropia e di Jung che ci ha convinti che tutti hanno una coscienza e qualcosa da dire.

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Caffè verde e penna blu

Ovvero come superare la depressione primaverile.

 

E finalmente è arrivata la primavera. Il sospiro di sollievo dell’emisfero boreale ha scosso l’intero Creato e tutti già preparano costumi da bagno, copertine a scacchi e cestini col salamino a fette. Tutti tranne il sottoscritto ovviamente.

La primavera mi causa delle turbe psicofisiche terribili, e questo da sempre, e ultimamente mi trovo anche ad avere una qualche sorta di allergia, a chissà quale diamine di polline, che di certo non mi aiuta ad entrare in sintonia con la stagione.

La primavera è un periodo altamente depressivo per me.

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Tutti ciechi nel buio degli eoni.

Cosa vuol dire vedere e non vedere?

La presunzione di chi vede è immensa. Come si può vivere in un mondo del quale si percepisce solo una porzione limitata? Il sentirsi menomati ci sconvolge, ci terrorizza, e allora chiudiamo gli occhi, iniziamo a sentire con le orecchie e con le mani, avvertiamo, nel buio dietro le nostre palpebre, la mancanza di qualcosa di importante. La vastità di ciò che intuiamo oltre la cortina di oscurità è un baratro allettante ma irraggiungibile. E abbiamo paura.

Così apriamo di nuovo gli occhi per tornare alle nostre certezze vane e presupposte: dormiamo in una tenda di stoffa sottile, in una tetra foresta, convinti di essere al sicuro.

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