La rabbiosa Dora

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La rabbiosa Dora

Tratto dalla rivista “Lucento” numero VI anno 1997

La Dora e il Po.  Tutti abbiamo studiato a scuola i fiumi che bagnano Torino, e la Dora, Dòira in piemontese, è di certo quello più affascinante e misterioso. Non temano i lettori. Non vogliamo esporre dei freddi dati statistici, né soffermarci troppo sulla storia, ben nota, del rapporto tra la città e i suoi fiumi. Come è costume della nostra rivista andremo a scoprirne i risvolti metafisici, con l’intento di informare i nostri lettori dei rischi e dei pericoli che una così possente direttrice psichica può arrecare, e i modi per difendersi. Prima di tutto, però, è necessario soffermarsi su alcuni eventi che hanno visto protagonista la Dora Riparia. In epoca romana, alla confluenza del fiume Po e della Dora, fu fondata la città di Torino. E questo è un fatto noto e comprovato. La Dora è stata per lunghissimo tempo una fonte energetica, dai primi insediamenti, fino al Medioevo, essendo più alta rispetto al Po, consentiva di azionare mulini e martinetti. Vennero scavati numerosi canali per direzionare le acque, alcuni sono ancora funzionanti, e portano il prezioso liquido fino a Venaria Reale, per fare un esempio, o alla stessa Torino.

A questo punto, cari lettori, sono certo avrete storto il naso: perché usare l’acqua di un fiume dovrebbe essere un male?

Colleghiamo un altro fatto storico e culturale. Consideriamo come prassi comune, e come romantica visione, il rappresentare i fiumi, e i laghi, come persone. La stessa Torino ha dedicato due statue ai suoi fiumi in Piazza delle Chiese, ai suoi “tutori”, alle sue “direttrici”. Perché questa usanza? Chiunque abbia un minimo di “sensibilità extra mondo” avverte un turbamento in presenza dei fiumi poiché l’acqua, costituente fondamentale della vita e ponte tra il reale e l’extra reale, accumula nei secoli una sua indipendenza spirituale. Come l’acqua discioglie i sali e consuma le rocce, così riesce ad assorbire scintille di energia aurale e psichica divenendo un accumulatore di emotività. E’ pertanto un fatto istintivo e naturale quello di percepire il fiume come “vivo”, come “entità”. L’energia psichica del fiume Dora è considerata particolarmente instabile e riottosa. Alcuni studi effettuati nel corso degli anni settanta dalla Fondazione Kardec per gli studi sul Magnetismo, ha rivelato una forte componente “astiosa e sofferente”, così la definì Marie Rivail all’epoca presidente e medium della Fondazione, in relazione alle percezioni ricevute dal fiume. La Dora soffre, questo fu il responso e la sua “schiavitù”, il suo essere frazionata e sfruttata, carica le acque di enorme negatività.

Vi sono testimonianze, risalenti al 1706, da parte di soldati spagnoli impegnati nell’assedio della città, che indicano chiaramente come la vicinanza del fiume Dora instillasse nei loro cuori un timore reverenziale, tanto da condurli alla diserzione, se non ad atti più estremi. Dove ora sorge il Parco Colletta, ex Parco Regio devastato dall’assedio, furono giustiziati decine di soldati catturati nel tentativo di disertare. Molti altri riuscirono nella fuga e raccontarono dell’aura di feroce rabbia che provavano nello stare accampati sulle sponde del fiume e di commilitoni gettatisi nelle acque nottetempo.

“A intervalli di circa dieci anni,” riporta nel suo libro la Rivail. “L’energia psichica corrotta del fiume si accumula fino a propagarsi all’esterno, e il numero di violenze e suicidi nell’area aumenta vertiginosamente, così come la presenza di trapassati inquieti. E’ necessario portare rispetto al fiume, attraverso pratiche dirette di infusione di positività, sia mediante ristrutturazione e correzione dei canali più angusti o trascurati. Un fiume così potente deve essere trattato con il dovuto rispetto, altrimenti è come avere una ferita metafisica sempre aperta nel cuore pulsante di Torino.”

 

 

 

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