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L’ispirazione, questa sconosciuta…

Le storie sono tutt’intorno a noi. Dobbiamo soltanto essere ricettivi. Ogni famiglia è piena di storie. Chiunque incontriate ha una storia: le vite banali non esistono. Tutte le vite valgono la pena di essere raccontate.”

Alle volte basta un suono, un disegno, una persona, per far venire fuori quell’idea un po’ stramba, un po’ folle, che funge da canovaccio per un romanzo. E ci sono persone che tirano fuori, come un prestigiatore da un cappello, grandi pensate visionarie a ripetizione. Altre, invece, magari aggiustano, cesellano e costruiscono le loro trame misurando ogni dettaglio. Tutti, però, prima o poi, specialmente dopo un periodo di forte creatività, hanno il fantomatico blocco dello scrittore: vorrebbero tanto continuare a scrivere ma la pagina rimane bianca, le mani ferme, e parte quella voce interiore che dice: non ce la farai mai. 

Questa fantomatica ispirazione da dove esce? E, soprattutto, dove se ne va?

Se posso svelarti una grande quanto semplice verità, l’ispirazione nasce dall’atto stesso della scrittura. Scrivere è un processo evolutivo, effetto valanga: le idee si nutrono, l’una dell’altra, si nutrono del testo stesso e crescono, cambiano, si escludono l’un l’altra. Questo processo di crescita è alimentato dallo scrittore stesso. Lo scrittore deve scrivere le proprie idee, per quanto stupide, semplici, incoerenti possano sembrare all’inizio. E’ il processo di sviluppo, di stesura e distruzione, che linfa sempre nuova all’atto creativo. Non esistono scorciatoie: scrivi, se non va, riscrivi, se non va, riscrivi, e ogni volta si aggiunge un piccolo pezzo, un tassello, una mutazione, che rende il tutto sempre più bello e accattivante.

Come prima cosa ti consiglio di scrivere e basta: niente Facebook, niente email, niente cellulare. Scrivi, solo, in una stanza. Solo, poi, solo non sarai mai: ci sono i tuoi pensieri, i tuoi personaggi, i luoghi, reali o inventati, le emozioni che provi di volta in volta. Già solo questo potrebbe bastare a riempire la vita di un autore.

Perché è così importante scrivere?

E’ importante perché la sensazione di mancata ispirazione è data dal nostro critico interiore. Quella fastidiosa vocina, una sorta di Grinch, che comincia a trovare pecche e falle in qualsiasi cosa butti su carta.

Quello che hai scritto non va bene.”

Non è convincente!”

Davvero pensi di poter diventare uno scrittore?”

“Ma lo sai che questa trama è uguale a quella del Trono di Spade?”

“Ah sì, bell’idea, quello muore e poi… già visto, già visto.”

Come si combatte il Grinch della scrittura? Spada e scudo? Esorcismi? No. Il critico interiore non si combatte e non deve essere combattuto. La motivazione è molto semplice: il critico è quel qualcosa che non ti farà mai sedere sugli allori, non ti farà considerare il tuo lavoro perfetto e bellissimo, e ti farà sempre cercare il meglio. E, ammettiamolo, se non ci fosse lui sarebbe sempre “buona la prima” vero? L’importante, assolutamente importante, è che non ti accompagni durante le tue stesure, specialmente durante il processo creativo stesso, che è per sua natura imperfetto, caotico e spesso inconcludente. 

Sii indulgente con te stesso quando crei, sii spietato quando revisioni.

Abbiamo detto: scrivere è un brutto anatroccolo che, a furia di nutrimento e trattamenti estetici, arriverà ad essere uno splendido cigno. L’esserino si nutre di ispirazione, ma come si produce questa ? Nutrendo, a nostra volta, l’immaginazione. Il paragone tipo Quark Natura è molto calzante: lo scrittore si nutre di immaginario e produce ispirazione, il pokémon che stiamo allevando si nutre di ispirazione e produce scrittura.  

Inventa delle storie, delle persone, e crea la loro vita con amici, passioni, delusioni, episodi fantastici ed episodi tragici. Comincia a scrivere di qualcuno, magari che hai visto, o intravisto, in giro e stai a vedere come cambia la sua esistenza, stai a vedere cosa succede.

Scrivi delle tue passioni, dei tuoi interessi, delle tue faccende private, così che la mente possa aprirsi con naturalezza, e tu possa studiare cosa ti suscita piacere, cosa ti fa arrabbiare, quali parole ti trasmettono più o meno emozioni, e fai esercizi di scrittura libera, utilissimi per tirare fuori ciò che hai dentro senza troppi ostacoli, senza vergognarti di scrivere. Può sembrare una sciocchezza ma spesso ci si vergogna di cosa si sta scrivendo e si cambia per paura di irritare, o per paura di essere fraintesi, quando in realtà si sta dicendo esattamente cosa si vuole. 

Non meno osserva! Osserva il mondo intorno a te, le persone, gli alberi, gli animali, il pianto, le risate, le chiacchiere al bar.  Appunta, su un taccuino se vuoi, quello che ti colpisce, le frasi più strane, le interazioni più particolari. E se vedi qualcuno che ti ispira, che attira il tuo occhio d’autore, immagina cosa gli è successo, colma i vuoti nel suo passato, inventa il suo futuro: trasforma la persona in personaggio.

E poi, ultimo ma di certo non meno importante, leggi! Racconti, saggi, vite di personaggi famosi e non famosi. Leggi ogni cosa ti possa dare emozione, fastidio, rabbia, fai in modo che scrivere sia legato a filo doppio con il tuo cuore e la tua anima. Si racconta perché si ha il forte desiderio di farlo, si ha il petto in subbuglio e il cervello in fiamme perché si vuole dire e dibattere. Questo vuol dire scrivere.

Leggi di ciò che ti piace, libri che ti ispirano, articoli. Io leggo spesso di storie di misteri, fantasmi, paranormale e paradossale, è il cibo con cui alimento la mia immaginazione. Ma anche storie d’amore e sacrificio, o storie “quotidiane” di persone “qualsiasi” perché, in qualche modo, devi amare la gente se vuoi scrivere personaggi veri, pieni, “tangibili”.

Leggi, leggi, leggi. L’ho già detto?
Si scrive perché qualcuno legga, si legge per poter scrivere. 

Abbiamo parlato della scrittura e dell’immaginazione, vediamo di prenderci cura anche dello scrittore stesso. Se il tuo angolo creativo si è trasformato in una gabbia di frustrazioni è ora di cambiare aria. Vai in qualsiasi altro posto dove puoi rinfrescare la mente, per esempio fai una passeggiata, entra in una biblioteca, in una bettola fumosa: la mente è creativa e libera nei momenti di svago, e l’ispirazione, le associazioni migliori e più ardite, si fanno quando si è più svincolati dagli schemi: quando pensi ad altro.

E se ancora non funziona? Se si bloccato in quel circolo vizioso? Cambia argomento! Perché ti ostini a scrivere di qualcosa mentre la tua mente è impegnata in altre riflessioni? Prenditi un momento per te stesso e dai sfogo ai tuoi pensieri, qualunque essi siano. 

 

Da incallito giocatore di ruolo, ti posso dire che interpretare qualcun altro, per un po’, è uno stimolo meraviglioso, ti fa vedere le cose da un punto di vista diverso. Stimola l’immaginazione e, quindi, la tanto agognata ispirazione. Come anche ascoltare musica. La musica è emozione allo stato puro.  Alle volte basta ascoltare qualche canzone, e lasciarsi trasportare, per capire la vita, le persone e tutto il resto.

Pensa che la primissima idea del romanzo La voce di Nero mi è venuta in mente partendo salla scena finale (che non ti rivelerò nemmeno sotto tortura!). Ero in macchina e, come faccio di solito, stavo ascoltando musica. Un brano di Mike Oldfield, “Flowers of the forest” dall’album Voyager. Un brano orchestrale, con cornamuse, molto epico, che mi aveva ispirato grande sofferenza interiore; una pena così immensa da divenire il pieno d’orchestra nel cuore del protagonista. Da lì ho cominciato a guardare a ritroso nel tempo per vedere come ci è arrivato, e la storia si è praticamente scritta da sola. Quando arriverai all’ultimo capitolo, prima di leggerlo, metti su il brano e poi mi saprai dire…

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