L’importanza di essere chiaramente incasinati.

“Se introduci un po’ di anarchia… se stravolgi l’ordine prestabilito… tutto diventa improvvisamente caos. Io sono un agente del caos. E sai qual è il bello del caos? E’ equo!”

Cosa rende un brano, o un racconto, meritevole di essere letto fino alla fine, bramando di voltare pagina per sapere come va avanti? Magia? Mistero? No, è un misto di regole, di intuito, e di faccia tosta. E’ un’arte, sappilo, una vera arte: difficile da padroneggiare e sfumata nei contorni, ma instillerà nel lettore l’irrefrenabile desiderio di restare con te fino alla fine.

La regola aurea, – bada bene, è scioccante -, per mantenere viva l’attenzione del lettore è: non annoiarlo!

Applausi.

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L’ispirazione, questa sconosciuta…

Le storie sono tutt’intorno a noi. Dobbiamo soltanto essere ricettivi. Ogni famiglia è piena di storie. Chiunque incontriate ha una storia: le vite banali non esistono. Tutte le vite valgono la pena di essere raccontate.”

Alle volte basta un suono, un disegno, una persona, per far venire fuori quell’idea un po’ stramba, un po’ folle, che funge da canovaccio per un romanzo. E ci sono persone che tirano fuori, come un prestigiatore da un cappello, grandi pensate visionarie a ripetizione. Altre, invece, magari aggiustano, cesellano e costruiscono le loro trame misurando ogni dettaglio. Tutti, però, prima o poi, specialmente dopo un periodo di forte creatività, hanno il fantomatico blocco dello scrittore: vorrebbero tanto continuare a scrivere ma la pagina rimane bianca, le mani ferme, e parte quella voce interiore che dice: non ce la farai mai. 

Questa fantomatica ispirazione da dove esce? E, soprattutto, dove se ne va?

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