L’importanza di essere chiaramente incasinati.

“Se introduci un po’ di anarchia… se stravolgi l’ordine prestabilito… tutto diventa improvvisamente caos. Io sono un agente del caos. E sai qual è il bello del caos? E’ equo!”

Cosa rende un brano, o un racconto, meritevole di essere letto fino alla fine, bramando di voltare pagina per sapere come va avanti? Magia? Mistero? No, è un misto di regole, di intuito, e di faccia tosta. E’ un’arte, sappilo, una vera arte: difficile da padroneggiare e sfumata nei contorni, ma instillerà nel lettore l’irrefrenabile desiderio di restare con te fino alla fine.

La regola aurea, – bada bene, è scioccante -, per mantenere viva l’attenzione del lettore è: non annoiarlo!

Applausi.

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La lunga marcia senza stivali

Il soldato aveva sollevato le zampe in segno di resa. Il suo elmetto era mezzo slacciato, e un orecchio lungo, peloso e nero, sbucava malamente fuori. Era rimasto immobile, con la mimetica sbottonata, ancora chino su Loraine. Lei piangeva senza far rumore, come aveva imparato in quei giorni maledetti.

Questo racconto è frutto di una “sfida” con una mia amica scrittrice, sfida che consisteva nello scrivere una storia che parlasse di guerra e avesse, come protagonisti, degli ibridi uomini felino. Nacquero così gli ailuri: creature in forma di gatto antropomorfo che, al seguito di un capo impazzito che desidera sterminare tutti i non felini, in quanto razze inferiori, decidono di invadere l’Europa.

E’ una storia ambientata a Parigi, durante una Seconda Guerra Mondiale alternativa, dove le forze in campo sono diverse, ma hanno lo scopo ben preciso di far riflettere sul vero significato dei termini “diverso” e “nemico”.

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L’ispirazione, questa sconosciuta…

Le storie sono tutt’intorno a noi. Dobbiamo soltanto essere ricettivi. Ogni famiglia è piena di storie. Chiunque incontriate ha una storia: le vite banali non esistono. Tutte le vite valgono la pena di essere raccontate.”

Alle volte basta un suono, un disegno, una persona, per far venire fuori quell’idea un po’ stramba, un po’ folle, che funge da canovaccio per un romanzo. E ci sono persone che tirano fuori, come un prestigiatore da un cappello, grandi pensate visionarie a ripetizione. Altre, invece, magari aggiustano, cesellano e costruiscono le loro trame misurando ogni dettaglio. Tutti, però, prima o poi, specialmente dopo un periodo di forte creatività, hanno il fantomatico blocco dello scrittore: vorrebbero tanto continuare a scrivere ma la pagina rimane bianca, le mani ferme, e parte quella voce interiore che dice: non ce la farai mai. 

Questa fantomatica ispirazione da dove esce? E, soprattutto, dove se ne va?

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