Caffè verde e penna blu

Ovvero come superare la depressione primaverile.

 

E finalmente è arrivata la primavera. Il sospiro di sollievo dell’emisfero boreale ha scosso l’intero Creato e tutti già preparano costumi da bagno, copertine a scacchi e cestini col salamino a fette. Tutti tranne il sottoscritto ovviamente.

La primavera mi causa delle turbe psicofisiche terribili, e questo da sempre, e ultimamente mi trovo anche ad avere una qualche sorta di allergia, a chissà quale diamine di polline, che di certo non mi aiuta ad entrare in sintonia con la stagione.

La primavera è un periodo altamente depressivo per me.

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Tutti ciechi nel buio degli eoni.

Cosa vuol dire vedere e non vedere?

La presunzione di chi vede è immensa. Come si può vivere in un mondo del quale si percepisce solo una porzione limitata? Il sentirsi menomati ci sconvolge, ci terrorizza, e allora chiudiamo gli occhi, iniziamo a sentire con le orecchie e con le mani, avvertiamo, nel buio dietro le nostre palpebre, la mancanza di qualcosa di importante. La vastità di ciò che intuiamo oltre la cortina di oscurità è un baratro allettante ma irraggiungibile. E abbiamo paura.

Così apriamo di nuovo gli occhi per tornare alle nostre certezze vane e presupposte: dormiamo in una tenda di stoffa sottile, in una tetra foresta, convinti di essere al sicuro.

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Certe cose…

La vita è fatta di  passi e di simboli.

Entrambi possono essere piccoli o grandi, evidenti o nascosti, significativi per l’umanità o importanti solo per sé stessi, ma è indubbio che siano il vero motivo per cui si agisce, si cambia, ci si riunisce.

Eravamo una cinquantina di persone. Esperti e sprovveduti, vecchi lupi di montagna e giovani coppie di nuovo vestite. Avevamo bastoncini in alluminio, ciaspole e ghette, maglioni, cuffie, paia di guanti di ogni ordine e grado, eppure eravamo tutti insieme, accomunati dalla voglia di camminare nella neve, di mettersi alla prova non verso un avversario, e nemmeno verso i propri limiti, ma nei confronti della montagna stessa, della terra, della bellezza.

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