L’uovo e la sardina

In viaggio in Catalogna sulle tracce di Salvador Dalì.

Ebbene sì, il vostro indefesso (che non è una parolaccia) scrittore ha preso armi e bagagli per le meritate ferie estive e si è diretto nelle assolate, -molto assolate-, terre ispaniche. Lo scopo, oltre a godermi il sole, il mare, i monti, e fingere di essermi riposato, è di visitare i tre musei del visionario artista catalano. Un pellegrinaggio insomma.

Ho una subdola venerazione per Dalì. In primo luogo per le sue opere, ma diciamo che questo, conoscendomi, risulta abbastanza ovvio. In secondo luogo per l’uomo che era, e che è, nell’immaginario collettivo. Il marchese di Dalì e Pùbol ha saputo essere, tra controversie e avversità, il perfetto equilibrio tra persona e personaggio, tra innamorato sincero e artista autentico, tra uomo di spettacolo e pittore di talento. Per me è ispirazione, una vetta da raggiungere, un’emblema di libertà espressiva ed estrosità. Motivazione sufficiente a involarmi, io e due povere malcapitate che hanno dovuto farmi da balia per tutto il tempo dato che sono incapace di orientarmi, verso la città di Girona.

Ecco un personalissimo, sconclusionato e scombinato, diario di viaggio.

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La pericolosa vita dello scrittore-sciamano

Scrivere è emozione.

Suona come uno slogan da quattro soldi, lo ammetto, ma è una realtà che uno scrittore deve affrontare e subire sulla propria pelle. Un testo che non trasmette emozioni, al suo meglio, può essere uno scritto informativo, niente di più. Ma quando le parole non bastano, le metafore sono secche come spugne al sole, e si gira e si rigira intorno a una sensazione che non ne vuole sapere di imprimersi sulla carta, cosa si può fare?

Come si racconta un’emozione?

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Jung al mare

Come beccarsi un’ustione esplorando la propria anima.

Baia di New York (forse), esterno giorno. Uno specchio d’acqua azzurra, una skyline dall’aria familiare, una panchina che guarda il mare, io seduto di spalle. Me ne sto tutto sulla destra, in attesa che la mia Anima venga a trovarmi per avere con lei un primo dialogo. L’aria è fresca, il sole non è molto alto nel cielo. Si odono le grida di gabbiani in lontananza, lo sciabordio sommesso delle onde, il motore di un barca. Chissà perché al mare. Io che, sostanzialmente, lo detesto. Ma forse proprio per questo: l’anima è quell’altro “noi”, è giusto che abbia caratteristiche diverse.

E io aspetto.

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