Perché ci piace tanto il “retrofuturo”? Un’ipotesi ardita.

Retro futuro, ovvero la fantascienza del tempo che fu.

Perché piace tanto?

Perché sta tornando prepotentemente alla ribalta?

Perché è affascinante vedere macchine di rame e ottone, scariche di elettricità e sbuffi di vapore?

Stavo lavorando ad un racconto in stile “retrò”, e mi sono interrogato sull’argomento.

Nel mio immaginario di bambino che guardava le stelle, la fantascienza era l’avanguardia di ciò che, un bel giorno, sarebbe diventato realtà. Molte delle invenzioni e delle visioni che gli autori hanno imbastito nel corso degli anni, sono poi diventate parte della quotidianità. Un esempio banale su tutti: il tablet. Nessuno ricorda con che naturalezza il Capitano Picard della U.S.S. Enterprise osservava il suo P.A.D.D. sfiorando lo schermo e digitando comandi? Era la fine degli anni ’80, all’incirca, e quella, oltre ai motori a curvatura e al teletrasporto, era l’avanguardia della tecnologia fantascientifica. Appena una ventina di anni dopo, il mio smartphone mi avvisa che devo andare dalla dietista alle diciannove e zero zero.

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7200 secondi

Il mio racconto “7200 secondi” compare nella raccolta Macchine edita da Limana Umanita. E’ un racconto ambientato in un futuro nel quale l’uomo ha inventato dei robot sofisticati e senzienti e, ovviamente, non ha imparato niente da millenni di storia…

La vicenda si dipana su due diversi livelli, umano e robotico, e mette in mostra le profonde differenze cognitive tra l’uno e l’altro. Il protagonista, Klaus, è in fuga e non ricorda il perché ma lo scoprirà, inutile a dirsi, in 7200 secondi.

 

Sensoriale. Rilevo sintetico TL2 umanoide HM, in avvicinamento, colore bianco, produttore Aiscorp.
Richiesta di comunicazione, seriale HM-2117564331. Accetto.
 Wireless. “Eseguo ordine del governatore: consegna per RP-906191-221.”
“Confermo ricezione. (Invio credenziali).”
“(Credenziali riconosciute). Consegna completata.”

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