Il passato era pieno di Dei.

Enki, il creatore, il protettore dell’umanità.

Parliamo di mitologia, una delle mie grandi passioni. E parliamo, in questa sede, di mitologia sumera. Perché? Molti dibattiti e questioni sono stati sollevati circa l’argomento e la cosa che mi dispiace di più in assoluto è la faciloneria con cui molti additano la faccenda. Da un lato ci sono gli “impossibilisti”, gli inamovibili che dicono si tratti solo di racconti metaforici di primitivi esseri a stento classificabili come sapiens. E dall’altro ci sono gli “iperpossibilisti”, coloro che mangiano pane e cristalli magici a colazione, che abitano in strutture piramidali cariche di energia cosmica, e che dicono che la razza umana si sarebbe a stento evoluta se non ci fossero stati almeno dodici, tredici, razze aliene a darci una mano.

Ora, a parte la mia consueta ironia e sarcasmo che riservo per i vari “ismi”, l’argomento è di grandissimo interesse. Io sono un “possibilista”, ovvero credo che dietro ai miti esista una verità che può, benissimo a mio avviso, essere molto più bizzarra di quello che siamo abituati a credere.

Diciamocelo, non sappiamo davvero nulla dell’origine dell’uomo, e credere in un dio, negli dei, negli alieni, nel caos, nella biologia, nella simulazione o qualsiasi altra speculazione lascia abbastanza il tempo che trova.

Quindi?

Per quanto mi riguarda io continuo a scavare e cercare, soprattutto cerco di vedere i fatti per quello che sono, erano, e potevano realisticamente essere. Sulla base di cosa posso asserire di essere realista? Per il fatto che l’uomo è uomo (e deve puzzare… no, non è quello il senso ^_^). Per il fatto che l’umanità, bene o male, è sempre simile a se stessa, ergo se un comportamento avviene ai giorni nostri, perché non dovrebbe essere avvenuto in passato? Perché i nostri antenati avrebbero dovuto agire, raccontare e vivere fuori dal senso comune?

Parliamo del passato, innanzi tutto.

Il passato è un tempo molto lungo. Mi ricordo che l’ottimo Piero Angela, seguito a ruota dal fascinoso Alberto, si sono sgolati a farci vedere quanto la storia della terra sia tanto, e dico tanto, più lunga di quel che è la nostra comune esperienza. Pertanto asserisco, senza troppa paura di essere smentito, che di tempo per far avvenire qualsiasi cosa ce ne è stato. Questa considerazione ha senso sia da un punto di vista storico e antropologico, sia da un punto di vista narrativo, perché io quello faccio: racconto storie.

(Sì, ci sto pensando da tempo a un romanzo, anzi a una trilogia, abbiate pazienza…)

Parlo del tempo perché, facendo due conti, la nostra modernissima civiltà ha all’incirca 4000 anni di storia. In 4000 anni siamo passati dal grattare il limo delle sponde del Nilo per coltivare fagiolini, ai cellulari, ai droni, a questo blog (e all’inquinamento, l’effetto serra, le guerre per l’acqua eccetera, eccetera. Non ci siamo fatti mancare nulla).
Quattromila anni sono un’eternità per noi, la mia vita ci sta cinquanta volte dentro, e sono stato generoso con l’aspettativa di vita.

Orbene, le attuali conoscenze ci dicono che quello che chiamiamo uomo (cioè noi), ha cominciato a far danni circa 200.000 anni fa. Duecentomila. Della nostra civiltà tecnosmartphonica ce ne entrano cinquanta (affascinante… l’ho scoperto adesso con la calcolatrice). In un periodo del genere la nostra civiltà ha fatto in tempo ad evolversi e morire almeno 25 volte.

Sì ma quello era l’uomo primitivo…

La storia che ci viene insegnata ci dice che non sono esistite altre civiltà prima della nostra. Ne siamo certi? In primo luogo ci sono molte strutture e molti siti di dubbia origine, i quali sono stati riutilizzati e modificati nel corso dei millenni. In Sud America ci sono delle belle testimonianze, andate a cercare Pumapunku su Wikipedia a solo titolo di esempio.

Non ci sono le prove…

I dinosauri li conosciamo perché abbiamo trovato dei fossili, e ci abbiamo messo un bel pezzo prima di capire cosa diamine fossero, idem dicasi per i nostri progenitori con la clava e così via dicendo, non subito si è capito cosa si aveva davanti e molte storie sono state inventate, smentite, e ritrattate. La verità, quindi, non è sempre facile da capire pur avendola davanti. Oltretutto anche di fossili e manufatti se ne trovano pochissimi, in proporzione, e solo in condizioni particolari di clima, stabilità geologica, e mille altri fattori.

Provocazione: se i nostri progenitori avessero avuto una chiavetta USB, siamo certi che l’avremmo trovata dopo 200.000 anni? E siamo certi che capiremmo cosa sia?

Sì ok, una chiavetta USB. Possibile che non ne sia rimasta nemmeno una?

Sì certo, magari una si è salvata e sta sotto una valanga di cenere e lapilli, o una slavina colossale, o sotto l’oceano.

Mettiamo subito in chiaro una cosa: io NON sono un fan sfegatato degli alieni e della tecnologia antica e misteriosa, le teorie devono essere dimostrate prima di sbandierare presunte verità, però dall’altro lato voglio essere il più realistico possibile e pensare di essere noi l’unica razza senziente esistita su questo pianeta è improbabile quanto essere stati visitati dagli alieni. Per me ha la stessa valenza. (E ora basta di questo non parlerò più.)

Passiamo oltre e andiamo a vedere come le informazioni mitologiche che abbiamo sono arrivate fino a noi. Togliamo per un attimo i possibili errori di traduzione, fraintendimenti dovuti a usi e costumi appartenuti a popoli ormai scomparsi, e l’immancabile tendenza a volerci considerare noi gli unici e i soli, cosa ci rimane? Storie. Quelle che abbiamo sono storie e resoconti. E qui casca l’asino, povera bestia. Come possiamo distinguere un racconto da un resoconto? Oggi abbiamo la buona abitudine di scriverlo sotto al titolo o sotto al nome dell’autore, ma prima? Altra cosa: chi mi assicura che le tavolette che ho trovato e tradotto e che spergiurano che si tratti di vera verità, non siano in realtà un romanzo dell’epoca? Nessuno.
Ma questo vuol anche dire che non è affatto detto che siano tutti romanzi o invenzioni o fantasticherie pseudo religiose più o meno pilotate.

Un bel casino vero?

C’è un dettaglio che non mi fa dormire la notte (più del solito intendo): perché PRIMA gli Dei erano sempre fra i piedi e ADESSO non ci sono più?
Perché prendersi la briga di scrivere (e scrivere all’epoca era una cosa seria, mica c’era Word…) che Enki, o EA, o Zeus, sono arrivati, hanno detto, hanno fatto, si sono mascherati, smascherati e accoppiati selvaggiamente, senza dire che si tratta di storie o metafore o favole? Se gli dei NESSUNO li aveva visti perché non sono esistiti, perché dire che camminavano tra la gente?
E le stesse cose, più o meno, le troviamo nei vari libri della Bibbia. Prima il Dio ebreo-cristiano se ne andava a spasso per il campo con i suoi e parlava faccia a faccia con Mosè, poi è scomparso ed è diventato trascendente e invisibile. Per carità, essendo onnipotente questo mi pare il minimo, ma perché farlo?

Tutto questo immane pistolotto pseudofilosofico per dire cosa? Voglio dire la nostra percezione del tempo passato è, in realtà, molto più corta e irrealistica di quello che è in realtà. Esempio, paragone cosmico. Quanto dista la Terra dalla Luna? Più o meno 384.400 km. Ma quanti sono 384.400 km?! Chi li ha visti mai? Superato un certo limite diventa tutto “tanto”, tutto “distante” e lo stesso succede per il tempo. Superata la nostra vita, le rughe dei nostri anziani, il resto è “tanto tempo fa”. E la nostra percezione di questo tempo è falsata e risulta molto facile credere che certe cose non possano essere successe perché, beh, perché non c’è stato tempo.

Immaginiamo che gli Dei di cui abbiamo sentito parlare nei racconti mitologici siano, in realtà, figure che nessuno degli autori ha mai davvero visto. Ci può stare: io posso raccontare di Garibaldi eppure non sono vissuto nella sua epoca, parlerò di Garibaldi sulla base di quello che altri hanno scritto di lui e sulla base del mio pensiero. Prima di me sarà venuto un altro biografo, che ha scritto di Garibaldi anche lui non avendolo mai visto, e andiamo indietro nel tempo fino al tipo che, davvero, gli ha stretto la mano e gli ha detto: “gran bella pensata ‘sta cosa dei Mille! Bravo”.

Provocazione parte seconda: e se il tizio che ha scritto di Garibaldi era un misogino bastardo maledetto e ha trasformato la signora Giuseppina Garibaldi nel signor Giuseppe Garibaldi perché odiava le donne? Diamine non è possibile che l’Eroe dei due Mondi sia una donna! E che è?! No, deve essere un uomo e, puf, ecco che noi innalziamo statue all’intraprendente Giuseppe.

Sto scherzando ovviamente, però la faccenda resta. Già noi del signor Giuseppe cosa sappiamo DAVVERO? Si scaccolava? Può darsi, è un uomo, ma non credo che nessuno l’abbia mai scritto nelle sue memorie. E sono passati meno di 150 anni. Centocinquanta: due vite umane, nemmeno.

Mi spiego?

Se gli Dei, quelli “veri”, fossero esistiti anche solo 5000 anni fa chi ne ha raccontato, molto probabilmente, non li ha mai visti di persona, però sapeva che c’erano, come noi sappiamo che il signor Giuseppe era davvero un lui…

Concludo, per il momento, con una riflessione: cosa diranno del signor Giuseppe Garibaldi fra altri 2500 anni?

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